In quest'opera si va alla ricerca di un nuovo concetto di filosofia che sia in grado di offrire un ubi consistam al pensiero contemporaneo scosso dall'esaltazione positivistica della scienza, e poi subito depresso dalla crisi della stessa, seguita alla prima guerra mondiale.
Nato come scienziato nel campo della medicina psicopatologica, jaspers visse profondamente l'esperienza scientifica, ma ne rimase profondamente insoddisfatto quando avverti nella destinazione tecnica l'esito finale della verità scientifica. I diritti della verità gli apparvero più alti di quelli fissati dal mondo contemporaneo, e allora si esiliò quasi dal suo tempo, per andare alla ricerca della verità che sta alla base di ogni tempo, ma che in ogni tempo occorre scoprire.
Nacque così l'opera Sulla verità che ritengo l'analisi teorica più profonda che la filosofia contemporanea ha svolto sulla natura del “vero”. Alla verità, e non all'uomo che può conquistarla o rifiutarla, sono dedicate le figure esistenziali della lotta, della temporalità, dell'eternità, del tragico, del naufragio, della fede.
Naufragio e fede appunto esprimono il destino e l'esito finale della verità nel tempo; questo non sta a significare, come vorrebbe gran parte dei critici di jaspers, “il depotenziamento a livello di illusione di ogni tentativo filosofico, caratteristica del mondo contemporaneo”, al contrario, il naufragio segna l'altissima positività della verità totale, che, in quanto tale trascende il tempo, e quindi dimora nella Trascendenza, guardando la quale, la verità parziale che si afferma nel tempo è stoltezza mondiale.
Umberto Galimberti (dalla Prefazione a Karl Jaspers Sulla verità)
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