Il “miracolo”, con i suoi imponenti flussi migratori prima dal Nordest al Nordovest, quindi dal Sud al Nord, con i suoi drammatici travasi dalla campagna alla città, vide il definitivo trionfo di una nuova Italia urbana su quella agricola del passato. Al centro di questa nuova Italia sorgeva la fabbrica fordista, dominante non tanto sotto l'aspetto numerico, quanto sotto quello tecnologico e simbolico:
“Il rumore era forte e le officine erano impressionanti. Erano grandi già allora che la fabbrica era un terzo di quello che è oggi. Grandi, pulite e ordinate, con molta luce. Ciascuno aveva il suo posto di lavoro e ciascuno agiva per conto suo, con grande sicurezza … Il rumore mi rapiva, il sentire andare tutta la fabbrica come un solo motore mi trascinava e mi obbligava a tenere con il mio lavoro il ritmo che tutta la fabbrica aveva. Non potevo trattenermi, come una foglia di un grande albero scosso in tutti i suoi rami dal vento”.
Paolo Volponi Memoriale
La classe operaia industriale, che da queste enormi macchine per la produzione standardizzata traeva tanto il proprio sostentamento quanto la propria condizione di oppressione, emerse come un soggetto sociale e politico di primaria importanza.
Paul Ginsborg - L’Italia del tempo presente. Famiglia, società civile, Stato.