domenica 23 marzo 2025

La bellezza della Carta costituzionale

La Carta costituzionale italiana è una sorgente di bellezza, oltre che la prima forma del diritto. 

In primo luogo, c'è una bellezza delle parole, del fraseggio. Nelle ultime e convulse giornate che precedettero il voto definitivo, c'erano state critiche sulla qualità letteraria del testo; e allora Terracini - che presiedeva l'Assemblea costituente - incaricò Concetto Marchesi di rileggerne gli articoli uno ad uno, affiancandogli due scrittori, il critico letterario Pietro Pancrazi e il saggista Antonio Baldini. il risultato è che la Costituzione italiana offre un esempio anche di stile letterario, in termini di sobrietà, di proprietà lessicale; e chi conosce il linguaggio col quale vengono redatti i nostri testi normativi sa bene che quell'esempio non si è mai più ripetuto.

In secondo luogo, più recondita e segreta, c'è una bellezza dei numeri. D'altronde già nel Rinascimento i numeri venivano impiegati per la musica, la poesia, l'architettura. I costituenti italiani li usarono come uno sfondo, o meglio come il fondo della tela dipinto dal pittore prima di dipingervi in rilievo le sue forme. Infatti: quanti sono gli articoli della Costituzione battezzata nel 1947? Lo sanno tutti: 139. Dunque uno, tre, nove. E le disposizioni transitorie e finali, che fanno da appendice alla Carta costituzionale vera e propria? Quelle sono 18, altro multiplo di 3. Tanto più a considerare che la media dei commi per articolo fa esattamente tre; che la topografia della Costituzione di nuovo si divide in tre, con un incipit sui principi fondamentali staccato dalla Parte I e dalla Parte II; che i principi fondamentali a loro volta corrono lungo 12 articoli, un altro multiplo di tre; che fra tali principi la disposizione più pregnante, quella più carica di sostanza politica e civile, è senza dubbio l'articolo 3, dove si situa la garanzia dell'eguaglianza formale e sostanziale; che la seconda parte del documento costituzionale si disloca per 6 titoli: ancora un doppio tre; che il Titolo III (quello sul Governo) si divide in tre sezioni. E potremmo continuare ancora a lungo... 

Michele Ainis - La carta della bellezza (in Michele Ainis, Vittorio Sgarbi La costituzione e la bellezza)


sabato 22 marzo 2025

Dalla grammatica all’ontologia

Chi scrive malamente, non può che pensare malamente. Con scarse nozioni grammaticali anche l'essere perde consistenza e Gaunilone trionfa su Sant'Anselmo. Senza grammatica non c'è alcun mondo terreno né extraterreno: viene meno anche la base stessa dell'esistenza di Dio. Diceva, non a torto, Nietzsche che Dio esisterà finché esisterà la grammatica! 

Dizionario degli errori Rusconi Editore (Introduzione)


venerdì 21 marzo 2025

Parole allineate su grandi scaffali

I dizionari si possono ancora definire i custodi della lingua? Un tempo i vocaboli erano scelti con grande cura e spesso rifiutati, perché ritenuti inaccettabili. Era un onore per una parola entrare a far parte, a tutti gli effetti, dell'italiano. Oggi invece, un dizionario raccoglie in genere tutte le parole, senza alcuna operazione selettiva, e le espone all'ingenuo consultatore come un qualsiasi prodotto commerciale sugli scaffali di un supermercato. Chi consulta un dizionario cerca anche un indirizzo di lettura, non soltanto un elencazione d'uso; chiede di poter scegliere la parola migliore e la più appropriata non quella che è più facile usare o è più pubblicizzata dai media. E se non c'è più qualcuno in grado di fornire una chiave di lettura, secondo quali principi si potranno individuare i significati propri, le possibili sfumature o i sensi nascosti di ciascun vocabolo? 

Le parole non sono più analizzate con lo stesso rigore grammaticale di un tempo: a nessuno più interessa ricercare le vere radici dell'essere né scoprire le segrete desinenze del divenire. Non è più la parola, in base all'etimologia, a determinare il significato ma è il contesto che confeziona alla parola l'abito adatto alle circostanze. Il contesto, questo micidiale livellatore verso il basso, ha reso tutte le parole simili e intercambiabili, affrancando qualsiasi significato. È il contesto che santifica e redime le impurità linguistiche, trasmutando i significati possibili in significati reali. 

Dizionario degli errori Rusconi Editore (Introduzione)


giovedì 20 marzo 2025

Ad Parnassum

Paul Klee

Ad Parnassum

Olio su tela, 1932

Berna, Kunstmuseum


Paul Klee, accusato dai suoi critici di dipingere scarabocchi per bambini, era invece un intellettuale, uno scienziato e un filosofo. Aveva elaborato una complessa teoria dell'arte e non dipingeva neanche un punto senza sapere perché. Non avrebbe mai voluto che ci chiedessimo che cosa rappresenta Ad Parnassum. L'arte non è imitazione, non deve riprodurre il visibile - diceva - ma rendere visibile l'interno occulto delle cose. La chioma di un albero non somiglia alle sue radici. Lui voleva sbarazzarsi di chi in un quadro va a caccia delle parvenze esteriori della natura e degli oggetti reali del mondo. Così, di questi, è rimasto solo il riflesso, come un’eco sul punto di spegnersi. Un cerchio arancio che potrebbe essere un sole, due linee scure che potrebbero rappresentare il tetto di un edificio (o una montagna, o una piramide), tre cunei che indicano direzioni opposte, un arco che ricorda una porta. Insomma, le forme essenziali: i punti, le linee, colori. I primi si aggregano in disegni geometrici, le seconde misurano le superfici, i tre colori fondamentali (giallo-rosso-blu) si combinano in infinite variazioni. La tela è intessuta di punti di colore, come minuscole tessere di mosaico - o squame di serpente o scaglie iridescenti di pesce. Klee riteneva che l'opera fosse un organismo, natura essa stessa, soggetta alle medesime leggi della cellula e del cosmo: i punti di Ad Parnassum brulicano come stelle nel firmamento.


Melania G. Mazzucco - Il museo del mondo

mercoledì 19 marzo 2025

Chiese d’Abruzzo

Nella chiesa d'Abruzzo c'è meno retorica ma più canto che in tante altre chiese molto reputate e famose. San Pietro è un'opera di circostanza e, con tutta la differenza di qualità, una specie di Vittoriano anticipato. 

Alberto Savinio - Lo Dico a te, Clio


martedì 18 marzo 2025

Malinconia

Affezione patologica, struttura caratteriale o temporaneo stato d'animo?

Nel linguaggio moderno la parola malinconia o melanconia si usa per indicare indifferentemente cose alquanto diverse tra di loro. Può indicare una malattia mentale caratterizzata essenzialmente da attacchi di ansietà, di profonda depressione e stanchezza, benché indubbiamente di recente il concetto medico si sia in gran parte disintegrato. Può indicare un tipo di carattere (in genere associato a un certo tipo di fisico) che insieme con il carattere sanguigno, collerico e flemmatico, costituiva il sistema dei quattro “umori”, o delle “quattro complessioni”, come si diceva anticamente. Può indicare un temporaneo stato d'animo, talvolta penoso e deprimente, talaltra solo dolcemente pensoso o nostalgico. In questo caso si tratta di un'inclinazione puramente soggettiva, che per traslato può essere attribuita al mondo oggettivo, per cui a buon diritto è possibile parlare della “malinconia della sera”, della “malinconia dell'autunno”, o anche, come fa il principe Hal di Shakespeare, della “malinconia di Moor-ditch” (Il principe Hal, diminutivo familiare di Henry, canzona Falstaff, che si dice malinconico, evocando il fossato di melma fetida di moorditch, che si diceva provocasse melanconia nel senso di malattia mentale).


La base originaria di questi diversi significati fu la concezione del tutto letterale di una parte concreta, visibile e tangibile, del corpo, la “bile nera” (atra bilis - melaina Kole - melancolia).

che, insieme con il flegma, con la bile gialla (o rossa”) e il sangue, formava i quattro umori”.

Questi umori si credeva corrispondessero agli elementi del cosmo e alle suddivisioni del tempo; controllavano tutte le esistenza e i comportamenti dell'umanità e, a seconda del modo in cui si combinavano, determinavano il carattere degli individui.


“Esistono infatti quattro umori nell'uomo, che imitano i diversi elementi; aumentano ognuno in stagioni diverse, predominano ognuno in una diversa età. Il sangue imita l'aria, aumenta in primavera, domina nell'infanzia. La bile gialla imita il fuoco, aumenta in estate, domina nell'adolescenza. La bile nera ovvero la melanconia imita la terra, aumenta in autunno, domina nella maturità. Il flegma imita l'acqua, aumenta in inverno, domina nella vecchiaia. Quando questi umori affluiscono in misura non superiore né inferiore al giusto, l'uomo prospera.” Anonimo  De mundi constitutione 


In queste chiare, nitide affermazioni di un filosofo naturale dell'alto Medioevo abbiamo l'antica dottrina dei “quattro umori”.


Raymond Klibansky, Erwin Panofsky, Fritz Saxl - Saturno e la melanconia. Studi di storia della filosofia naturale, religione e arte.

lunedì 17 marzo 2025

Una ragazza travestita

È la verità che conta.

Adesso che sono vecchia, sono finalmente serena per poter vivere.Posso parlare e dare alle parole e ai tempi il loro posto. Mi sento un po' affaticata. Non sono gli anni che mi pesano, ma soprattutto quello che non sono riuscita a dire: tutto quello che non ho detto e che ho dissimulato. Non avrei mai creduto che una memoria, piena di silenzi e di sguardi impenetrabili, potesse diventare un sacco di sabbia che rende difficile il cammino.


Ce ne ho messo di tempo, per raggiungervi, amici!

La piazza è sempre rotonda. Come la follia.

Non è cambiato niente. Né il cielo, né gli uomini.


Sono contenta di essere finalmente qui. Voi siete la mia liberazione, la luce dei miei occhi.

Le mie rughe sono belle e tante. Quelle sulla fronte sono le tracce della verità e la testimoniano. Sono l'armonia del tempo.


Quelle sul dorso della mano sono le linee della buona e della cattiva sorte. Guardate come si intrecciano: indicano percorsi del destino e disegnano una stella dopo la sua caduta nelle acque di un lago. 


È qui che sta scritta la storia della mia vita: ogni ruga è un secolo, una strada in una notte d'inverno, una sorgente di acqua limpida nelle brume del mattino, un incontro in una foresta, una rottura, un cimitero, un sole incendiario… 


Qui, sul dorso della mano sinistra, questo segno lungo è una cicatrice. Un giorno la morte si è fermata e mi ha teso una specie di pertica. Forse per salvarmi. L’ho spinta via con il dorso della mano. È tutto semplice purché non ci si metta in mente di deviare il corso del fiume. Nella mia storia non c'è né grandezza né tragedia. È solo strana.


Ho superato ogni sorta di violenza per meritarmi la passione e diventare un enigma. Ho camminato per tanto tempo nel deserto; ho misurato la notte e addomesticato il dolore. Ho conosciuto “la lucida ferocia dei giorni migliori”, quei giorni in cui tutto ti sembra tranquillo.


Amici! Quanto sto per confidarvi sembra vero. Ho mentito. Ho amato e tradito. Ho attraversato il paese e i secoli. Spesso mi sono appartata, solitaria tra i solitari. Sono arrivata alla vecchiaia in un giorno d'autunno, con la faccia rivolta all'infanzia, intendo dire quell'innocenza di cui sono stata privata. Ricordatevelo! Durante l'adolescenza la mia identità è stata torbida e vacillante. Sono stata una ragazza travestita per volontà di un padre che si sentiva umiliato, diminuito perché non aveva avuto figli maschi. Come sapete bene, sono stata io quel figlio maschio sognato. Il resto alcuni di voi lo conoscono; gli altri ne hanno sentito parlare qualche volta. Quanti si sono arrischiati a raccontare la vita di questa creatura di sabbia e di vento hanno avuto delle noie: alcuni sono stati colpiti da amnesia; altri sono stati sul punto di dannarsi l'anima. Vi hanno raccontato delle storie. Non ero né stupida né turbata. Sapevo bene che scomparendo avrai lasciato dietro di me di che alimentare le storie più stravaganti. Ma siccome la mia vita non è un racconto, ci tengo a ristabilire la verità dei fatti e a rendervi partecipi del segreto custodito sotto una pietra nera in una casa dalle alte mura in fondo a una stretta via chiusa da sette porte.


Tahar Ben Jelloun - Notte fatale (Preambolo)