sabato 15 marzo 2025

Avvertenza

Le pagine che seguono non intendono in alcun modo presentarsi come una storia della filosofia italiana della prima metà del ‘900. Di molte figure che sogliono esser considerate di primo piano, non si fa menzione, o quasi; non si seguono nè si discutono nelle loro linee i sistemi; non si ha la pretesa di disegnare con compiutezza gerarchie di idee e genealogie di dottrine. Si parla invece con una certa larghezza anche di scrittori considerati comunemente al margine della filosofia in senso tecnico; ci si indugia spesso a fissare il carattere del costume di uomini e di gruppi, nel ricordo di come vennero legandosi alle vicende del paese. Per questo, più che alle opere conchiuse nella loro definitiva compostezza, si è guardato alle riviste e ai giornali, in cui le dottrine si affacciarono dapprima, o in cui discesero poi a combattere in una polemica o a volgarizzarsi in una propaganda.

In altri termini uomini e dottrine sono qui considerati come espressioni di un tempo e, insieme, come forze che in un tempo agirono; non spiriti disincarnati, ma persone reali, che presero posizione in terra anche quando dichiararono l’inconcludenza sublime e l’oltremondanità del pensiero.

In anni difficili, in una situazione non chiara, quando le allusioni e i sottintesi erano più frequenti delle parole sincere, chi s’è trovato a nascere intorno ai tempi della guerra libica, e nel ‘22 era un ragazzo, molte cose ha dovuto indovinare, e altre faticosamente ricostruire. Certe esperienze gli furono o precluse, o deformate; il modo stesso di avvicinarsi a certi autori, il tono di certi dialoghi, il sapore di certe parole e di certe allusioni, si legarono a una situazione eccezionale. Gli uomini che nel ‘22 erano già culturalmente formati, o quelli che nacquero allora - e non si parla di quanti andarono altrove - hanno avuto in quel tempo tutt'altro senso; e la loro cultura ha timbro diverso. Per prendere una figura che ha accompagnato per tre generazioni gli italiani, Benedetto Croce senza alcun dubbio ha parlato ben diversamente a chi l’ha ascoltato prima del ‘20, fra il ‘25 e il ‘40, o dopo il ‘43.

Eugenio Garin - Avvertenza all’edizione del 1950 di Cronache di filosofia italiana 1900 - 1960


venerdì 14 marzo 2025

Cancello indiano

Una strada di una piccola città sull’altopiano deserto della California nord-orientale. Aria limpida, cielo azzurro, odore di salvia, odore di legno di ginepro che arde.

Per tutto il pomeriggio procedemmo fra le artemisie. Un profumo forte e pungente. Conigli selvatici. Ogni tanto un folto di ginepri, corteccia ruvida, rami nodosi. Una vallata vasta, vasta quasi come un mare. Le montagne appena segnate. Canyon con pareti a picco e cigli rocciosi e scabri. 

A scosse, a sbalzi, il tiro di due cavalli, un baio e un roano, avanza lentamente, solleva la polvere. Ecco un altro coniglio. Il pomeriggio volge al tramonto.

La strada gira intorno a una collina. Un recinto sconnesso. Apri il cancello e quasi crolla tutto. “Cancello indiano” ridacchia Jack. Un altro giro intorno alla collina nel crepuscolo che avanza, ed ecco la capanna. Grossa e grassa Lena viene alla porta. Mi vede. Sorride: “Salve Doc”, proprio come se avesse saputo che dovevo arrivare, o come se me fossi andato la settimana prima. Così era Lena, accettava sempre la vita in questo modo, come veniva.

Jaime de Angulo - Indiani in tuta


giovedì 13 marzo 2025

Sei il sesso che hai?

Dal 6 gennaio 2021 le persone registrate all'anagrafe islandese possono chiedere di essere associate a un genere neutro, o per la precisione all'espressione “Kynseghin/annao”, che significa “non binario/altro“. L'Islanda è diventata così uno dei pochi paesi del mondo in cui le istituzioni riconoscono che l'identità di genere di una persona possa non essere né femminile né maschile.

… il “sesso” non è l'unico aspetto con cui si può descrivere l'identità sessuale di una persona. Un tempo le si associavano qualità attinenti al comportamento e non solo alla forma del corpo, poi dagli anni Cinquanta e Sessanta la ricerca psichiatrica, sociologica e antropologica ha introdotto il concetto di “genere” per distinguere i due aspetti.

Il “genere” ha una dimensione sia psicologica che culturale. Ha a che fare con il sentimento di appartenenza e con l'identificazione con i modelli sociali di femminilità, mascolinità o androginia. Si usa l'espressione “identità di genere” per riferirsi alla percezione che ciascuno ha di sé in quanto donna, uomo o altro. Si parla invece di “ruolo di genere” quando si vuole fare riferimento alle convenzioni sociali legate ai diversi generi, come ad esempio gli abiti e l'uso dei cosmetici. “Genere anagrafico”, come è facile intuire, indica invece i marcatori  F e M (e X, per i paesi come l'Islanda) nei registri anagrafici e sui documenti ufficiali di una persona. 

Questioni di un certo genere. Le identità sessuali, i diritti, le parole da usare: una guida per saperne di più e parlarne meglio.  Iperborea - Il Post Cose Spiegate bene


mercoledì 12 marzo 2025

Meraviglia, fatica, solitudine e noia

Hamlin Garland è entrato nella storia della letteratura con le sue epopee ambientate nelle praterie del West. Insieme a Jack London, Stephen Crane e Frank Norris, Garland (1860-1940) è considerato l’inventore del naturalismo americano...

I Racconti dal Dakota. sono una raccolta di sei storie che hanno al centro le vicende dei pionieri nel Midwest nei decenni successivi alla Guerra civile.

I Racconti nacquero dopo un viaggio che Garland fece nel 1887 nelle terre della sua infanzia, «quando andai a visitare la mia vecchia casa in Iowa, la fattoria di mio padre in Dakota e la mia terra natia, nel Wisconsin».

Il libro si apre con Moccasin Ranch. Qui il West è al tempo stesso la terra con «una vastità e uno splendore che esaltava i pellegrini in un modo che nessuna parola è in grado di descrivere» e il luogo i cui inverni rigidi e desolanti stremavano i nuovi abitanti. È la terra dove le mogli dei contadini, «piccole e forti», dovevano sopportare fatica, solitudine e noia, insieme alla frustrazione di un ruolo secondario imposto dagli uomini.

Il primo racconto, ambientato nel 1883, è il terreno su cui sorgono i cinque successivi. È la storia dei coniugi Burke, dapprima desiderosi e inquieti di cominciare una nuova vita lontano dalla città, via via sempre più disillusi da quelle terre selvagge e affascinanti. Il viaggio dei contadini verso Ovest, che nel 1939 sarebbe diventato il tema del capolavoro di Steinbeck, Furore, si rivelava già un amaro fallimento.

L’analisi delle figure femminili, insieme alle descrizioni paesaggistiche, sono tra i temi più cari a Garland. Nel racconto Una bella giornata, la gita fuori porta dei coniugi Markham è per la moglie un’occasione imperdibile di evasione dalla quotidianità. Garland descrive con insolita tenerezza per la sua prosa il modo in cui la donna implora il marito Sam di portarla con lui in quel breve viaggio d’affari in paese, per poi registrare più avanti la sua sensazione di subalternità quando si renderà conto di quanto siano indipendenti le donne che vivono lontane dalla prateria.

Nei Racconti dal Dakota emerge la costante ricerca di un riscatto da una condizione di sofferenza, sempre sullo sfondo della corsa all’Ovest. Hamlin Garland offre ai suoi lettori uno spaccato prezioso degli Stati Uniti della seconda metà dell’Ottocento, dove protagoniste sono l’umiltà e l’abnegazione della popolazione del Midwest, il grande motore del futuro progresso americano.

Marco Bruna - Corriere della Sera, 10 luglio 2019


martedì 11 marzo 2025

Oche “senza madre…”

In un famoso vecchio film in bianco e nero, Lorenz avanza a passo di marcia per la strada polverosa di un villaggio della Bassa Austria, aitante ed eretto, col suo metro e ottanta di altezza, la chioma folta e arruffata gettata all'indietro. 

Indossa un paio di rigonfi calzoni alla zuava, stretti sotto il ginocchio; di tanto in tanto lascia ricadere un poco le spalle per voltarsi a guardare, dietro di sé, un piccolo branco di giovani oche che lo seguono in fila indiana. Questi uccelli non hanno mai conosciuto la loro vera madre, e si sono invece legati a Lorenz che li ha imprintati su di sé. Se lui affretta il passo, si mettono a correre per raggiungerlo; se si ferma, si radunano ai suoi piedi in attesa di indicazioni sulla direzione da prendere; quando vedono qualche ciuffo di erbetta fresca si spargono intorno per becchettare e concedersi uno spuntino, ma senza mai allontanarsi troppo. 

In un'altra sequenza vediamo Lorenz in canoa, mentre osserva pazientemente le sue piccole oche che nuotano…

Alec Nisbet - La vita di Konrad Lorenz


lunedì 10 marzo 2025

La felicità nell’intimo della propria stanza

La stanza era una biblioteca, e Calgary si guardò attorno con un senso di piacere. Vi si respirava un'altra atmosfera. Quella era una stanza dove un uomo viveva, sia lavorando, sia facendo il proprio comodo. Pareti tappezzate di libri, ampie poltrone un po' malandate ma comode. C'era un simpatico disordine di carte sullo scrittoio, di libri sui tavolini.

Con sorpresa Calgary si accorse che, al suo confronto, quello era un uomo felice. Non perché si godesse la vita con spensieratezza, come normalmente si concepisce la felicità, ma felice in un certo suo modo di ritirarsi nell'ombra, di cercare più intime soddisfazioni. Era un uomo sul quale il mondo esterno non lasciava traccia…

Agatha Christie - “Le due verità”

domenica 9 marzo 2025

Un cane...

“... non leggevo pagine così potenti su un cane da Il richiamo della foresta di Jack London. Il cane grigio di Cognetti è un Buck della Valsesia, più secco, selvaggio, meno simpatico del suo fratello americano e con un ben diverso rapporto con l'uomo, ma come Buck è una forza della natura. Un animale ancora più potente e pericoloso del lupo da cui discende. E poi ci sono gli alberi....

Come accade per la vita del pianeta che dipende dal tranquillo lavoro delle piante, anche in Giù nella valle sono gli alberi il vero motore della storia…”.

Stefano Mancuso - Repubblica, 22 ottobre 2023