giovedì 3 aprile 2025

Nulla da festeggiare

Novembre 1918. La Grande Guerra si è conclusa

“...non solo mi ripugnano coloro che colgono questi giorni per scagliare insulti sul nemico e ripetere fastidiosamente dissennati giudizi, ma volgare mi sembra persino il festeggiamento, ogni festeggiamento che prenda forme estrinseche e materiali. 


Far festa perché? La nostra Italia esce da questa guerra come da una grave e mortale malattia, con piaghe aperte, con debolezze pericolose nella sua carne, che solo lo spirito pronto, l’animo cresciuto, la mente ampliata rendono possibile sostenere e volgere mercè duro lavoro, a incentivi di grandezza. E centinaia di migliaia del nostro popolo sono periti e ognuno di noi rivede, in questo momento, i volti mesti degli amici che abbiamo perduti, squarciati dalla mitraglia, spirati sulle aride di rocce o tra i cespugli, lungi dalle loro case e dai loro cari. E la stessa desolazione è nel mondo tutto, tra i popoli nostri alleati e tra i nostri avversari, uomini come noi, desolati più di noi, perché tutte le morti dei loro cari, tutti gli stenti, tutti i sacrifici non son valsi a salvarli dalla disfatta.


E grandi imperi che avevano per secoli adunate e disciplinate le genti di gran parte dell'Europa, e indirizzatele al lavoro del pensiero e della civiltà, al progresso umano, sono caduti; grandi imperi ricchi di memorie e di glorie; e ogni animo gentile non può non essere compreso di riverenza dinanzi all’adempiersi inesorabile del destino storico, che infrange e dissipa gli Stati come gli individui per creare nuove forme di vita.


Gli eroi di Shakespeare - modelli di umanità - non fanno festa quando hanno riportato il trionfo e atterrati i terribili nemici; ma si sentono penetrare di malinconia e le loro labbra si muovono quasi soltanto per commemorare ed elogiare l'uomo che fu loro avversario e di cui procurarono, essi, la morte”.


Benedetto Croce 


mercoledì 2 aprile 2025

Il Quarto Stato

La Costituzione italiana inizia nel nome del lavoro, che l'articolo 1 pone tra le fondamenta del nuovo ordinamento repubblicano: ”L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”

Un riconoscimento così forte dell'operosità, come dimensione in cui l'uomo realizza se stesso, era stato in qualche modo anticipato più di quarant’anni prima da Giuseppe Pellizza da Volpedo, che nel 1901 dipinge Il Quarto Stato. 

In questa tela di grandi dimensioni abbiamo di fronte il popolo italiano, pochi decenni dopo l'Unità d'Italia, raffigurato come un popolo di lavoratori. Oltre ad aprire cronologicamente il ventesimo secolo, Il Quarto Stato conclude la grande tradizione figurativa che vede l'espressione artistica al servizio di una concezione religiosa nella quale l'uomo è protetto da Dio. Sin dai tempi di Giotto, le pale d'altare si sviluppavano verso l'alto, in verticale, perché l'umanità si rivolgeva al cielo per ricevere protezione. Nella parte superiore erano raffigurati la Madonna, Cristo, i santi, tutto ciò che rappresentasse l'aiuto celeste all'uomo. 

All'inizio del secolo senza Dio, che è ancora il nostro tempo, l'immagine religiosa non è più protagonista della pittura, le avanguardie - Cubismo, Futurismo, Cavaliere azzurro - sono travolte da un formalismo che è più importante del contenuto. Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo risolve la lunga esperienza delle pale d'altare con un rovesciamento: la pala non è più verticale ma orizzontale. Guardiamo un dipinto che si svolge nel senso della larghezza, in cui l'umanità avanza verso il proprio destino senza la protezione di Dio. 

Non è detto che Dio non sia presente nella coscienza dei personaggi, ma è l'umanità a conquistare, attraverso la forza dei lavoratori, ciò che le spetta. Conquista nuovi diritti, conquista un salario, e avanza senza che ci sia più nessuno a proteggerla. Questo quadro è la fine di un'epoca e l'inizio di un'epoca nuova. Non è ancora un dipinto d'avanguardia, ma è un'opera in cui l'unico Dio che l'uomo ha è se stesso, e il taglio ribaltato, orizzontale anziché verticale, lo testimonia chiaramente. 

Per di più, quel popolo sembra marciare verso il Palazzo, per entrare e conquistare il potere. “Palazzo” è una parola che Pasolini fu il primo a usare, in un intervento sul “Corriere della Sera” nel 1975, per indicare il luogo del potere, un termine che ricorda il Palazzo d'Inverno dimora degli zar. La marcia dei lavoratori del Quarto Stato è dunque la conquista di uno spazio del potere da parte del Popolo. 

Vittorio Sgarbi - La Costituzione e la bellezza

martedì 1 aprile 2025

Libertà e diritti

“Vi pentirete del silenzio sui diritti… Se i diritti fondamentali vengono cancellati dal denaro e la democrazia cede alla dittatura, presto nessuno sarà più libero”. Così l’architetto dissidente Ai Weiwei, noto per aver progettato il “nido d’uccello”, lo stadio per le Olimpiadi di Pechino.


lunedì 31 marzo 2025

Le due facce del sacrificio

In numerosi rituali, il sacrificio si presenta in due opposte maniere, ora come una “cosa molto santa” da cui non ci si potrebbe astenere senza grave negligenza, ora, invece, come una specie di delitto che non si potrebbe commettere senza esporsi a rischi altrettanto gravi.

Per rendere conto di questo duplice aspetto, legittimo e illegittimo, pubblico e quasi furtivo, del sacrificio rituale, Hubert e Mauss, nel loro Saggio sulla natura e la funzione del sacrificio, invocano il carattere sacro della vittima. È criminale uccidere la vittima perché essa è sacra… 

Ma la vittima non sarebbe sacra se non la si uccidesse. Si ha quindi un circolo che riceverà in seguito, e conserva ai giorni nostri, il nome sonoro di ambivalenza.

Renè Girard - La violenza e il sacro

domenica 30 marzo 2025

Liberi ma schiavi

“Il nostro asservimento salariale moderno è un'eredità alquanto trasformata e mitigata della schiavitù”

Friedrich  Engels Antiduhring  (1878)


sabato 29 marzo 2025

La bellezza e l'indicibile

In una scena del film di Jonathan Glazer La zona di interesse la dolce signora Hoss cura con passione il suo giardino facendo vedere al bambino la bellezza del fiore che sboccia, proprio mentre al di là del muro di cinta si vedono i forni crematori di Auschwitz, dove il signor Hoss sta impiegando il gas Zyklon B per semplificare e velocizzare il genocidio.


venerdì 28 marzo 2025

Dall’anima all’essere

“Certamente deve esserci una scienza che si occupi dell'indagine sull'anima; e certo sarà anche una scienza di alto valore, perché la conoscenza dell'anima sembra contribuire a schiudere l'accesso all'intero essere”.

Aristotele Dell'anima, 402 a