“Insegna alla tua lingua a dire ‘non so’ perchè non ti tocchi di essere preso per un mentitore”
Talmud
“Non so” è forse l’espressione più piena, quella che più dice; quella che meglio esprime il senso dell’essere, che è mistero.
Annotazioni, spunti, frammenti, giochi... per riappropriarsi del gesto di scrivere, per aprirsi alla plasticità della parola, per rendere la mente più attiva e creativa.
“Insegna alla tua lingua a dire ‘non so’ perchè non ti tocchi di essere preso per un mentitore”
Talmud
“Non so” è forse l’espressione più piena, quella che più dice; quella che meglio esprime il senso dell’essere, che è mistero.
Mentre per lo scienziato i fenomeni devono servire a espugnare il mistero, per il mistico devono, al contrario, testimoniare per esso.
Giorgio Celli
La metafisica è la coscienza della nostra separazione dall'infinito o, se si vuole, la misurazione della distanza incolmabile che ci divide dalle ragioni ultime.
Il misticismo è invece la percezione immediata, intuitiva, dell'unità tra al di qua e al di là, vale a dire la tensione dell'annullamento della distanza.
Un mondo dominato dai misticismi è un mondo minacciato dal cielo come da un masso in bilico, una Gerusalemme terrena su cui sta per abbattersi il meteorite della Gerusalemme celeste.
La Carta costituzionale italiana è una sorgente di bellezza, oltre che la prima forma del diritto.
In primo luogo, c'è una bellezza delle parole, del fraseggio. Nelle ultime e convulse giornate che precedettero il voto definitivo, c'erano state critiche sulla qualità letteraria del testo; e allora Terracini - che presiedeva l'Assemblea costituente - incaricò Concetto Marchesi di rileggerne gli articoli uno ad uno, affiancandogli due scrittori, il critico letterario Pietro Pancrazi e il saggista Antonio Baldini. il risultato è che la Costituzione italiana offre un esempio anche di stile letterario, in termini di sobrietà, di proprietà lessicale; e chi conosce il linguaggio col quale vengono redatti i nostri testi normativi sa bene che quell'esempio non si è mai più ripetuto.
In secondo luogo, più recondita e segreta, c'è una bellezza dei numeri. D'altronde già nel Rinascimento i numeri venivano impiegati per la musica, la poesia, l'architettura. I costituenti italiani li usarono come uno sfondo, o meglio come il fondo della tela dipinto dal pittore prima di dipingervi in rilievo le sue forme. Infatti: quanti sono gli articoli della Costituzione battezzata nel 1947? Lo sanno tutti: 139. Dunque uno, tre, nove. E le disposizioni transitorie e finali, che fanno da appendice alla Carta costituzionale vera e propria? Quelle sono 18, altro multiplo di 3. Tanto più a considerare che la media dei commi per articolo fa esattamente tre; che la topografia della Costituzione di nuovo si divide in tre, con un incipit sui principi fondamentali staccato dalla Parte I e dalla Parte II; che i principi fondamentali a loro volta corrono lungo 12 articoli, un altro multiplo di tre; che fra tali principi la disposizione più pregnante, quella più carica di sostanza politica e civile, è senza dubbio l'articolo 3, dove si situa la garanzia dell'eguaglianza formale e sostanziale; che la seconda parte del documento costituzionale si disloca per 6 titoli: ancora un doppio tre; che il Titolo III (quello sul Governo) si divide in tre sezioni. E potremmo continuare ancora a lungo...
Michele Ainis - La carta della bellezza (in Michele Ainis, Vittorio Sgarbi La costituzione e la bellezza)
Chi scrive malamente, non può che pensare malamente. Con scarse nozioni grammaticali anche l'essere perde consistenza e Gaunilone trionfa su Sant'Anselmo. Senza grammatica non c'è alcun mondo terreno né extraterreno: viene meno anche la base stessa dell'esistenza di Dio. Diceva, non a torto, Nietzsche che Dio esisterà finché esisterà la grammatica!
Dizionario degli errori Rusconi Editore (Introduzione)
I dizionari si possono ancora definire i custodi della lingua? Un tempo i vocaboli erano scelti con grande cura e spesso rifiutati, perché ritenuti inaccettabili. Era un onore per una parola entrare a far parte, a tutti gli effetti, dell'italiano. Oggi invece, un dizionario raccoglie in genere tutte le parole, senza alcuna operazione selettiva, e le espone all'ingenuo consultatore come un qualsiasi prodotto commerciale sugli scaffali di un supermercato. Chi consulta un dizionario cerca anche un indirizzo di lettura, non soltanto un elencazione d'uso; chiede di poter scegliere la parola migliore e la più appropriata non quella che è più facile usare o è più pubblicizzata dai media. E se non c'è più qualcuno in grado di fornire una chiave di lettura, secondo quali principi si potranno individuare i significati propri, le possibili sfumature o i sensi nascosti di ciascun vocabolo?
Le parole non sono più analizzate con lo stesso rigore grammaticale di un tempo: a nessuno più interessa ricercare le vere radici dell'essere né scoprire le segrete desinenze del divenire. Non è più la parola, in base all'etimologia, a determinare il significato ma è il contesto che confeziona alla parola l'abito adatto alle circostanze. Il contesto, questo micidiale livellatore verso il basso, ha reso tutte le parole simili e intercambiabili, affrancando qualsiasi significato. È il contesto che santifica e redime le impurità linguistiche, trasmutando i significati possibili in significati reali.
Dizionario degli errori Rusconi Editore (Introduzione)
Paul Klee
Ad Parnassum
Olio su tela, 1932
Berna, Kunstmuseum
Paul Klee, accusato dai suoi critici di dipingere scarabocchi per bambini, era invece un intellettuale, uno scienziato e un filosofo. Aveva elaborato una complessa teoria dell'arte e non dipingeva neanche un punto senza sapere perché. Non avrebbe mai voluto che ci chiedessimo che cosa rappresenta Ad Parnassum. L'arte non è imitazione, non deve riprodurre il visibile - diceva - ma rendere visibile l'interno occulto delle cose. La chioma di un albero non somiglia alle sue radici. Lui voleva sbarazzarsi di chi in un quadro va a caccia delle parvenze esteriori della natura e degli oggetti reali del mondo. Così, di questi, è rimasto solo il riflesso, come un’eco sul punto di spegnersi. Un cerchio arancio che potrebbe essere un sole, due linee scure che potrebbero rappresentare il tetto di un edificio (o una montagna, o una piramide), tre cunei che indicano direzioni opposte, un arco che ricorda una porta. Insomma, le forme essenziali: i punti, le linee, colori. I primi si aggregano in disegni geometrici, le seconde misurano le superfici, i tre colori fondamentali (giallo-rosso-blu) si combinano in infinite variazioni. La tela è intessuta di punti di colore, come minuscole tessere di mosaico - o squame di serpente o scaglie iridescenti di pesce. Klee riteneva che l'opera fosse un organismo, natura essa stessa, soggetta alle medesime leggi della cellula e del cosmo: i punti di Ad Parnassum brulicano come stelle nel firmamento.
Melania G. Mazzucco - Il museo del mondo