Una strada di una piccola città sull’altopiano deserto della California nord-orientale. Aria limpida, cielo azzurro, odore di salvia, odore di legno di ginepro che arde.
Per tutto il pomeriggio procedemmo fra le artemisie. Un profumo forte e pungente. Conigli selvatici. Ogni tanto un folto di ginepri, corteccia ruvida, rami nodosi. Una vallata vasta, vasta quasi come un mare. Le montagne appena segnate. Canyon con pareti a picco e cigli rocciosi e scabri.
A scosse, a sbalzi, il tiro di due cavalli, un baio e un roano, avanza lentamente, solleva la polvere. Ecco un altro coniglio. Il pomeriggio volge al tramonto.
La strada gira intorno a una collina. Un recinto sconnesso. Apri il cancello e quasi crolla tutto. “Cancello indiano” ridacchia Jack. Un altro giro intorno alla collina nel crepuscolo che avanza, ed ecco la capanna. Grossa e grassa Lena viene alla porta. Mi vede. Sorride: “Salve Doc”, proprio come se avesse saputo che dovevo arrivare, o come se me fossi andato la settimana prima. Così era Lena, accettava sempre la vita in questo modo, come veniva.
Jaime de Angulo - Indiani in tuta
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