Paul Klee
Ad Parnassum
Olio su tela, 1932
Berna, Kunstmuseum
Paul Klee, accusato dai suoi critici di dipingere scarabocchi per bambini, era invece un intellettuale, uno scienziato e un filosofo. Aveva elaborato una complessa teoria dell'arte e non dipingeva neanche un punto senza sapere perché. Non avrebbe mai voluto che ci chiedessimo che cosa rappresenta Ad Parnassum. L'arte non è imitazione, non deve riprodurre il visibile - diceva - ma rendere visibile l'interno occulto delle cose. La chioma di un albero non somiglia alle sue radici. Lui voleva sbarazzarsi di chi in un quadro va a caccia delle parvenze esteriori della natura e degli oggetti reali del mondo. Così, di questi, è rimasto solo il riflesso, come un’eco sul punto di spegnersi. Un cerchio arancio che potrebbe essere un sole, due linee scure che potrebbero rappresentare il tetto di un edificio (o una montagna, o una piramide), tre cunei che indicano direzioni opposte, un arco che ricorda una porta. Insomma, le forme essenziali: i punti, le linee, colori. I primi si aggregano in disegni geometrici, le seconde misurano le superfici, i tre colori fondamentali (giallo-rosso-blu) si combinano in infinite variazioni. La tela è intessuta di punti di colore, come minuscole tessere di mosaico - o squame di serpente o scaglie iridescenti di pesce. Klee riteneva che l'opera fosse un organismo, natura essa stessa, soggetta alle medesime leggi della cellula e del cosmo: i punti di Ad Parnassum brulicano come stelle nel firmamento.
Melania G. Mazzucco - Il museo del mondo
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