lunedì 17 marzo 2025

Una ragazza travestita

È la verità che conta.

Adesso che sono vecchia, sono finalmente serena per poter vivere.Posso parlare e dare alle parole e ai tempi il loro posto. Mi sento un po' affaticata. Non sono gli anni che mi pesano, ma soprattutto quello che non sono riuscita a dire: tutto quello che non ho detto e che ho dissimulato. Non avrei mai creduto che una memoria, piena di silenzi e di sguardi impenetrabili, potesse diventare un sacco di sabbia che rende difficile il cammino.


Ce ne ho messo di tempo, per raggiungervi, amici!

La piazza è sempre rotonda. Come la follia.

Non è cambiato niente. Né il cielo, né gli uomini.


Sono contenta di essere finalmente qui. Voi siete la mia liberazione, la luce dei miei occhi.

Le mie rughe sono belle e tante. Quelle sulla fronte sono le tracce della verità e la testimoniano. Sono l'armonia del tempo.


Quelle sul dorso della mano sono le linee della buona e della cattiva sorte. Guardate come si intrecciano: indicano percorsi del destino e disegnano una stella dopo la sua caduta nelle acque di un lago. 


È qui che sta scritta la storia della mia vita: ogni ruga è un secolo, una strada in una notte d'inverno, una sorgente di acqua limpida nelle brume del mattino, un incontro in una foresta, una rottura, un cimitero, un sole incendiario… 


Qui, sul dorso della mano sinistra, questo segno lungo è una cicatrice. Un giorno la morte si è fermata e mi ha teso una specie di pertica. Forse per salvarmi. L’ho spinta via con il dorso della mano. È tutto semplice purché non ci si metta in mente di deviare il corso del fiume. Nella mia storia non c'è né grandezza né tragedia. È solo strana.


Ho superato ogni sorta di violenza per meritarmi la passione e diventare un enigma. Ho camminato per tanto tempo nel deserto; ho misurato la notte e addomesticato il dolore. Ho conosciuto “la lucida ferocia dei giorni migliori”, quei giorni in cui tutto ti sembra tranquillo.


Amici! Quanto sto per confidarvi sembra vero. Ho mentito. Ho amato e tradito. Ho attraversato il paese e i secoli. Spesso mi sono appartata, solitaria tra i solitari. Sono arrivata alla vecchiaia in un giorno d'autunno, con la faccia rivolta all'infanzia, intendo dire quell'innocenza di cui sono stata privata. Ricordatevelo! Durante l'adolescenza la mia identità è stata torbida e vacillante. Sono stata una ragazza travestita per volontà di un padre che si sentiva umiliato, diminuito perché non aveva avuto figli maschi. Come sapete bene, sono stata io quel figlio maschio sognato. Il resto alcuni di voi lo conoscono; gli altri ne hanno sentito parlare qualche volta. Quanti si sono arrischiati a raccontare la vita di questa creatura di sabbia e di vento hanno avuto delle noie: alcuni sono stati colpiti da amnesia; altri sono stati sul punto di dannarsi l'anima. Vi hanno raccontato delle storie. Non ero né stupida né turbata. Sapevo bene che scomparendo avrai lasciato dietro di me di che alimentare le storie più stravaganti. Ma siccome la mia vita non è un racconto, ci tengo a ristabilire la verità dei fatti e a rendervi partecipi del segreto custodito sotto una pietra nera in una casa dalle alte mura in fondo a una stretta via chiusa da sette porte.


Tahar Ben Jelloun - Notte fatale (Preambolo)



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