lunedì 31 marzo 2025

Le due facce del sacrificio

In numerosi rituali, il sacrificio si presenta in due opposte maniere, ora come una “cosa molto santa” da cui non ci si potrebbe astenere senza grave negligenza, ora, invece, come una specie di delitto che non si potrebbe commettere senza esporsi a rischi altrettanto gravi.

Per rendere conto di questo duplice aspetto, legittimo e illegittimo, pubblico e quasi furtivo, del sacrificio rituale, Hubert e Mauss, nel loro Saggio sulla natura e la funzione del sacrificio, invocano il carattere sacro della vittima. È criminale uccidere la vittima perché essa è sacra… 

Ma la vittima non sarebbe sacra se non la si uccidesse. Si ha quindi un circolo che riceverà in seguito, e conserva ai giorni nostri, il nome sonoro di ambivalenza.

Renè Girard - La violenza e il sacro

domenica 30 marzo 2025

Liberi ma schiavi

“Il nostro asservimento salariale moderno è un'eredità alquanto trasformata e mitigata della schiavitù”

Friedrich  Engels Antiduhring  (1878)


sabato 29 marzo 2025

La bellezza e l'indicibile

In una scena del film di Jonathan Glazer La zona di interesse la dolce signora Hoss cura con passione il suo giardino facendo vedere al bambino la bellezza del fiore che sboccia, proprio mentre al di là del muro di cinta si vedono i forni crematori di Auschwitz, dove il signor Hoss sta impiegando il gas Zyklon B per semplificare e velocizzare il genocidio.


venerdì 28 marzo 2025

Dall’anima all’essere

“Certamente deve esserci una scienza che si occupi dell'indagine sull'anima; e certo sarà anche una scienza di alto valore, perché la conoscenza dell'anima sembra contribuire a schiudere l'accesso all'intero essere”.

Aristotele Dell'anima, 402 a


giovedì 27 marzo 2025

Un perfetto equilibrio

Sono venuto al mondo alla fine di una lunga rivoluzione che, dopo aver distrutto l’antico stato, non aveva creato nulla di durevole. L’aristocrazia era già morta quando cominciai a vivere e la democrazia non esisteva ancora; il mio istinto non poteva dunque spingermi ciecamente nè verso l’una nè verso l’altra. Abitavo in un paese che nell’arco di quarant’anni aveva tentato di tutto senza arrestarsi definitivamente a niente, dunque non ero affatto facile in fatto di illusioni politiche. Facendo io stesso parte dell’antica aristocrazia della mia patria non avevo alcun rancore nè gelosia naturale contro di essa ed essendo questa aristocrazia distrutta, non le portavo più alcun amore naturale, poichè non ci si lega fortemente che a ciò che vive. Le ero assai vicino per poterla conoscere bene, lontano abbastanza per poterla giudicare spassionatamente. Direi altrettanto per l’elemento democratico. Nessun ricordo di famiglia, nessun interesse personale mi forniva una propensione naturale e necessaria verso la democrazia. Ma non ne avevo per parte mia ricevuto alcuna offesa; non avevo alcun motivo particolare di amarla nè di odiarla, indipendentemente da ciò che mi consigliasse la ragione. Ero così ben in equilibrio tra il passato e l’avvenire da non sentirmi naturalmente e istintivamente attratto nè verso l’uno, nè verso l’altro, e non ho avuto affatto bisogno di grandi sforzi per gettare uno sguardo tranquillo dalle due parti.

Alexis de Tocqueville - Lettera a Reeve del 22 marzo 1837


mercoledì 26 marzo 2025

Non so

“Insegna alla tua lingua a dire ‘non so’ perchè non ti tocchi di essere preso per un mentitore”

Talmud


“Non so” è forse l’espressione più piena, quella che più dice; quella che meglio esprime il senso dell’essere, che è mistero.




martedì 25 marzo 2025

Il fenomeno come leva

Mentre per lo scienziato i fenomeni devono servire a espugnare il mistero, per il mistico devono, al contrario, testimoniare per esso.

Giorgio Celli

lunedì 24 marzo 2025

Metafisica e misticismo

La metafisica è la coscienza della nostra separazione dall'infinito o, se si vuole, la misurazione della distanza incolmabile che ci divide dalle ragioni ultime.

Il misticismo è invece la percezione immediata, intuitiva, dell'unità tra al di qua e al di là, vale a dire la tensione dell'annullamento della distanza.

Un mondo dominato dai misticismi è un mondo minacciato dal cielo come da un masso in bilico, una Gerusalemme terrena su cui sta per abbattersi il meteorite della Gerusalemme celeste.

domenica 23 marzo 2025

La bellezza della Carta costituzionale

La Carta costituzionale italiana è una sorgente di bellezza, oltre che la prima forma del diritto. 

In primo luogo, c'è una bellezza delle parole, del fraseggio. Nelle ultime e convulse giornate che precedettero il voto definitivo, c'erano state critiche sulla qualità letteraria del testo; e allora Terracini - che presiedeva l'Assemblea costituente - incaricò Concetto Marchesi di rileggerne gli articoli uno ad uno, affiancandogli due scrittori, il critico letterario Pietro Pancrazi e il saggista Antonio Baldini. il risultato è che la Costituzione italiana offre un esempio anche di stile letterario, in termini di sobrietà, di proprietà lessicale; e chi conosce il linguaggio col quale vengono redatti i nostri testi normativi sa bene che quell'esempio non si è mai più ripetuto.

In secondo luogo, più recondita e segreta, c'è una bellezza dei numeri. D'altronde già nel Rinascimento i numeri venivano impiegati per la musica, la poesia, l'architettura. I costituenti italiani li usarono come uno sfondo, o meglio come il fondo della tela dipinto dal pittore prima di dipingervi in rilievo le sue forme. Infatti: quanti sono gli articoli della Costituzione battezzata nel 1947? Lo sanno tutti: 139. Dunque uno, tre, nove. E le disposizioni transitorie e finali, che fanno da appendice alla Carta costituzionale vera e propria? Quelle sono 18, altro multiplo di 3. Tanto più a considerare che la media dei commi per articolo fa esattamente tre; che la topografia della Costituzione di nuovo si divide in tre, con un incipit sui principi fondamentali staccato dalla Parte I e dalla Parte II; che i principi fondamentali a loro volta corrono lungo 12 articoli, un altro multiplo di tre; che fra tali principi la disposizione più pregnante, quella più carica di sostanza politica e civile, è senza dubbio l'articolo 3, dove si situa la garanzia dell'eguaglianza formale e sostanziale; che la seconda parte del documento costituzionale si disloca per 6 titoli: ancora un doppio tre; che il Titolo III (quello sul Governo) si divide in tre sezioni. E potremmo continuare ancora a lungo... 

Michele Ainis - La carta della bellezza (in Michele Ainis, Vittorio Sgarbi La costituzione e la bellezza)


sabato 22 marzo 2025

Dalla grammatica all’ontologia

Chi scrive malamente, non può che pensare malamente. Con scarse nozioni grammaticali anche l'essere perde consistenza e Gaunilone trionfa su Sant'Anselmo. Senza grammatica non c'è alcun mondo terreno né extraterreno: viene meno anche la base stessa dell'esistenza di Dio. Diceva, non a torto, Nietzsche che Dio esisterà finché esisterà la grammatica! 

Dizionario degli errori Rusconi Editore (Introduzione)


venerdì 21 marzo 2025

Parole allineate su grandi scaffali

I dizionari si possono ancora definire i custodi della lingua? Un tempo i vocaboli erano scelti con grande cura e spesso rifiutati, perché ritenuti inaccettabili. Era un onore per una parola entrare a far parte, a tutti gli effetti, dell'italiano. Oggi invece, un dizionario raccoglie in genere tutte le parole, senza alcuna operazione selettiva, e le espone all'ingenuo consultatore come un qualsiasi prodotto commerciale sugli scaffali di un supermercato. Chi consulta un dizionario cerca anche un indirizzo di lettura, non soltanto un elencazione d'uso; chiede di poter scegliere la parola migliore e la più appropriata non quella che è più facile usare o è più pubblicizzata dai media. E se non c'è più qualcuno in grado di fornire una chiave di lettura, secondo quali principi si potranno individuare i significati propri, le possibili sfumature o i sensi nascosti di ciascun vocabolo? 

Le parole non sono più analizzate con lo stesso rigore grammaticale di un tempo: a nessuno più interessa ricercare le vere radici dell'essere né scoprire le segrete desinenze del divenire. Non è più la parola, in base all'etimologia, a determinare il significato ma è il contesto che confeziona alla parola l'abito adatto alle circostanze. Il contesto, questo micidiale livellatore verso il basso, ha reso tutte le parole simili e intercambiabili, affrancando qualsiasi significato. È il contesto che santifica e redime le impurità linguistiche, trasmutando i significati possibili in significati reali. 

Dizionario degli errori Rusconi Editore (Introduzione)


giovedì 20 marzo 2025

Ad Parnassum

Paul Klee

Ad Parnassum

Olio su tela, 1932

Berna, Kunstmuseum


Paul Klee, accusato dai suoi critici di dipingere scarabocchi per bambini, era invece un intellettuale, uno scienziato e un filosofo. Aveva elaborato una complessa teoria dell'arte e non dipingeva neanche un punto senza sapere perché. Non avrebbe mai voluto che ci chiedessimo che cosa rappresenta Ad Parnassum. L'arte non è imitazione, non deve riprodurre il visibile - diceva - ma rendere visibile l'interno occulto delle cose. La chioma di un albero non somiglia alle sue radici. Lui voleva sbarazzarsi di chi in un quadro va a caccia delle parvenze esteriori della natura e degli oggetti reali del mondo. Così, di questi, è rimasto solo il riflesso, come un’eco sul punto di spegnersi. Un cerchio arancio che potrebbe essere un sole, due linee scure che potrebbero rappresentare il tetto di un edificio (o una montagna, o una piramide), tre cunei che indicano direzioni opposte, un arco che ricorda una porta. Insomma, le forme essenziali: i punti, le linee, colori. I primi si aggregano in disegni geometrici, le seconde misurano le superfici, i tre colori fondamentali (giallo-rosso-blu) si combinano in infinite variazioni. La tela è intessuta di punti di colore, come minuscole tessere di mosaico - o squame di serpente o scaglie iridescenti di pesce. Klee riteneva che l'opera fosse un organismo, natura essa stessa, soggetta alle medesime leggi della cellula e del cosmo: i punti di Ad Parnassum brulicano come stelle nel firmamento.


Melania G. Mazzucco - Il museo del mondo

mercoledì 19 marzo 2025

Chiese d’Abruzzo

Nella chiesa d'Abruzzo c'è meno retorica ma più canto che in tante altre chiese molto reputate e famose. San Pietro è un'opera di circostanza e, con tutta la differenza di qualità, una specie di Vittoriano anticipato. 

Alberto Savinio - Lo Dico a te, Clio


martedì 18 marzo 2025

Malinconia

Affezione patologica, struttura caratteriale o temporaneo stato d'animo?

Nel linguaggio moderno la parola malinconia o melanconia si usa per indicare indifferentemente cose alquanto diverse tra di loro. Può indicare una malattia mentale caratterizzata essenzialmente da attacchi di ansietà, di profonda depressione e stanchezza, benché indubbiamente di recente il concetto medico si sia in gran parte disintegrato. Può indicare un tipo di carattere (in genere associato a un certo tipo di fisico) che insieme con il carattere sanguigno, collerico e flemmatico, costituiva il sistema dei quattro “umori”, o delle “quattro complessioni”, come si diceva anticamente. Può indicare un temporaneo stato d'animo, talvolta penoso e deprimente, talaltra solo dolcemente pensoso o nostalgico. In questo caso si tratta di un'inclinazione puramente soggettiva, che per traslato può essere attribuita al mondo oggettivo, per cui a buon diritto è possibile parlare della “malinconia della sera”, della “malinconia dell'autunno”, o anche, come fa il principe Hal di Shakespeare, della “malinconia di Moor-ditch” (Il principe Hal, diminutivo familiare di Henry, canzona Falstaff, che si dice malinconico, evocando il fossato di melma fetida di moorditch, che si diceva provocasse melanconia nel senso di malattia mentale).


La base originaria di questi diversi significati fu la concezione del tutto letterale di una parte concreta, visibile e tangibile, del corpo, la “bile nera” (atra bilis - melaina Kole - melancolia).

che, insieme con il flegma, con la bile gialla (o rossa”) e il sangue, formava i quattro umori”.

Questi umori si credeva corrispondessero agli elementi del cosmo e alle suddivisioni del tempo; controllavano tutte le esistenza e i comportamenti dell'umanità e, a seconda del modo in cui si combinavano, determinavano il carattere degli individui.


“Esistono infatti quattro umori nell'uomo, che imitano i diversi elementi; aumentano ognuno in stagioni diverse, predominano ognuno in una diversa età. Il sangue imita l'aria, aumenta in primavera, domina nell'infanzia. La bile gialla imita il fuoco, aumenta in estate, domina nell'adolescenza. La bile nera ovvero la melanconia imita la terra, aumenta in autunno, domina nella maturità. Il flegma imita l'acqua, aumenta in inverno, domina nella vecchiaia. Quando questi umori affluiscono in misura non superiore né inferiore al giusto, l'uomo prospera.” Anonimo  De mundi constitutione 


In queste chiare, nitide affermazioni di un filosofo naturale dell'alto Medioevo abbiamo l'antica dottrina dei “quattro umori”.


Raymond Klibansky, Erwin Panofsky, Fritz Saxl - Saturno e la melanconia. Studi di storia della filosofia naturale, religione e arte.

lunedì 17 marzo 2025

Una ragazza travestita

È la verità che conta.

Adesso che sono vecchia, sono finalmente serena per poter vivere.Posso parlare e dare alle parole e ai tempi il loro posto. Mi sento un po' affaticata. Non sono gli anni che mi pesano, ma soprattutto quello che non sono riuscita a dire: tutto quello che non ho detto e che ho dissimulato. Non avrei mai creduto che una memoria, piena di silenzi e di sguardi impenetrabili, potesse diventare un sacco di sabbia che rende difficile il cammino.


Ce ne ho messo di tempo, per raggiungervi, amici!

La piazza è sempre rotonda. Come la follia.

Non è cambiato niente. Né il cielo, né gli uomini.


Sono contenta di essere finalmente qui. Voi siete la mia liberazione, la luce dei miei occhi.

Le mie rughe sono belle e tante. Quelle sulla fronte sono le tracce della verità e la testimoniano. Sono l'armonia del tempo.


Quelle sul dorso della mano sono le linee della buona e della cattiva sorte. Guardate come si intrecciano: indicano percorsi del destino e disegnano una stella dopo la sua caduta nelle acque di un lago. 


È qui che sta scritta la storia della mia vita: ogni ruga è un secolo, una strada in una notte d'inverno, una sorgente di acqua limpida nelle brume del mattino, un incontro in una foresta, una rottura, un cimitero, un sole incendiario… 


Qui, sul dorso della mano sinistra, questo segno lungo è una cicatrice. Un giorno la morte si è fermata e mi ha teso una specie di pertica. Forse per salvarmi. L’ho spinta via con il dorso della mano. È tutto semplice purché non ci si metta in mente di deviare il corso del fiume. Nella mia storia non c'è né grandezza né tragedia. È solo strana.


Ho superato ogni sorta di violenza per meritarmi la passione e diventare un enigma. Ho camminato per tanto tempo nel deserto; ho misurato la notte e addomesticato il dolore. Ho conosciuto “la lucida ferocia dei giorni migliori”, quei giorni in cui tutto ti sembra tranquillo.


Amici! Quanto sto per confidarvi sembra vero. Ho mentito. Ho amato e tradito. Ho attraversato il paese e i secoli. Spesso mi sono appartata, solitaria tra i solitari. Sono arrivata alla vecchiaia in un giorno d'autunno, con la faccia rivolta all'infanzia, intendo dire quell'innocenza di cui sono stata privata. Ricordatevelo! Durante l'adolescenza la mia identità è stata torbida e vacillante. Sono stata una ragazza travestita per volontà di un padre che si sentiva umiliato, diminuito perché non aveva avuto figli maschi. Come sapete bene, sono stata io quel figlio maschio sognato. Il resto alcuni di voi lo conoscono; gli altri ne hanno sentito parlare qualche volta. Quanti si sono arrischiati a raccontare la vita di questa creatura di sabbia e di vento hanno avuto delle noie: alcuni sono stati colpiti da amnesia; altri sono stati sul punto di dannarsi l'anima. Vi hanno raccontato delle storie. Non ero né stupida né turbata. Sapevo bene che scomparendo avrai lasciato dietro di me di che alimentare le storie più stravaganti. Ma siccome la mia vita non è un racconto, ci tengo a ristabilire la verità dei fatti e a rendervi partecipi del segreto custodito sotto una pietra nera in una casa dalle alte mura in fondo a una stretta via chiusa da sette porte.


Tahar Ben Jelloun - Notte fatale (Preambolo)



domenica 16 marzo 2025

Jung e Freud a confronto

Un sogno, descrittivamente, è una più o meno estesa sequenza di immagini che si presentano durante il sonno. Talvolta ciò che vediamo ha una sua coerenza realistica e sembra alludere a oggetti o avvenimenti tratti dalla vita diurna o addirittura riprodurli; altre volte si tratta invece gli episodi strani, ‘impossibili’, che contraddicono le leggi naturali o comunque le aspettative del sognatore e sembrano aprire uno spiraglio su di un mondo ‘altro’, sconosciuto e perciò stesso inquietante.

Di fronte al fenomeno del sogno la mente riflessiva si è da sempre posta il problema del significato; si potrebbe scrivere una storia della cultura assumendo come punto di riferimento le idee che nelle varie epoche storiche sono state espresse sull'esperienza onirica. D'altro canto, mi sembra interessante notare come l'uomo comune abbia un atteggiamento ambivalente nei confronti dei sogni: da una parte ne è attratto come da ogni altra cosa che allude a un mistero; al tempo stesso però tende a minimizzare il significato dei propri sogni, a banalizzarli e, salvo eccezioni, a rapidamente dimenticarlo. 

Le cose non sono molto cambiate con l'avvento della psicoanalisi, malgrado l'importanza attribuita ai sogni da questa dottrina. Il sogno viene perciò valorizzato soprattutto negli studi degli psicoanalisti oltre che, da sempre, nelle stanze dei poeti. 

La psicoanalisi conosce due dottrine del sogno, tra loro assai diverse ma non necessariamente incompatibili. La prima, e più nota, è quella elaborata da Freud, secondo cui il sogno rappresenta il soddisfacimento mascherato di desideri rimossi. Questa tesi consegue direttamente alla teoria secondo cui l'inconscio è, per così dire, il deposito dei materiali psichici incompatibili e, in particolare, della sessualità infantile rimossa. La teoria freudiana è dunque orientata in senso causale-riduttivo in quanto, secondo il modello positivistico cui Freud esplicitamente si ispira, è volta a cogliere nelle manifestazioni attuali della vita psichica le cause che ne sono il fondamento, a vederle cioè come espressioni delle vicende dell'istinto sessuale.

La dottrina junghiana, senza negare la possibilità e anche, in certi casi, l'opportunità di considerare i fenomeni onirici da questo punto di vista, propone però una diversa teoria dei sogni. Essa si fonda sul concetto di compensazione, secondo il quale i contenuti onirici hanno appunto la funzione di compensare, cioè di bilanciare o riequilibrare un atteggiamento cosciente e orientato troppo unilateralmente. Il principio di compensazione onirica è un'applicazione particolare della generalissima teoria junghiana per la quale la vita procede dal gioco degli opposti e la sanità psichica consiste nella capacità di tenere i contrari in un equilibrio che è costantemente minacciato di dissociazione.

L'interpretazione junghiana dei fenomeni onirici è perciò orientata in senso non già causale ma finalistico, in quanto ammette che i sogni abbiano per così dire uno scopo e vogliono perciò ottenere un effetto. Espresso in termini generali, l'effetto dovrebbe essere appunto quello di facilitare l'accordo, sempre variamente compromesso, tra atteggiamento cosciente e atteggiamento inconscio, forzando la coscienza del sognatore a prendere in considerazione dati essenziali dei quali questa non vuole riconoscere l'esistenza o l'importanza. Il finalismo del sogno sta dunque nel favorire nuove sintesi, nuove configurazioni in cui gli opposti stiano in tensione. Operatore di tali sintesi è, come vedremo, il simbolo.

Per completare il quadro, occorre aggiungere che la concezione junghiana non riduce alla sessualità le multiformi manifestazioni della vita psichica e che, inoltre, non ritiene che l'inconscio sia soltanto il deposito dei desideri rimossi. In altri termini, mentre l'inconscio freudiano è costituito essenzialmente da materiali che una volta sono stati coscienti (per cui si può dire che la rimozione fonda l'inconscio), l'inconscio junghiano si estende al di là del territorio del rimosso.

Oltre l'inconscio personale, Jung, riprendendo temi già presenti nella filosofia e nella letteratura dell'età romantica, postula l'esistenza di un inconscio collettivo (o psiche oggettiva) comune all'umanità intera e retto da archetipi, intesi come patrimonio ereditario di possibilità rappresentative non individuali. La loro funzione è quella di organizzare l'immaginario collettivo: figure e motivi mitici e favolistici ricorrenti nella cultura di tutti i popoli, così come nei sogni degli individui, devono intendersi pertanto come luoghi in cui si manifesta l'archetipo quale categoria a priori che struttura l'esperienza immaginale. Tali contenuti archetipici hanno a che fare con l'universalmente umano e perciò alludono tutti a relazioni fondamentali e a situazioni critiche dell'esistenza (in qualche modo assimilabili alle “situazioni limite” di jaspers).

Per fare un esempio di evidenza pressoché intuitiva, le innumerevoli figure di madre - divine, umane, teriomorfe, vegetali e minerali - che popolano tutte le culture, nonché le vicende esemplari in cui esse sono inserite, rinviano tutte a quella che è stata definita una ‘astrazione tematica’, l’archetipo materno, e alludono dunque a quel fondamentale e ineludibile rapporto positivo/negativo con ciò che sinteticamente possiamo chiamare “il materno dentro di noi”...  

Augusto Romano - Prefazione al libro di Jacques de la Rocheterie La natura dei sogni. Dizionario di interpretazione dei simboli della natura


sabato 15 marzo 2025

Avvertenza

Le pagine che seguono non intendono in alcun modo presentarsi come una storia della filosofia italiana della prima metà del ‘900. Di molte figure che sogliono esser considerate di primo piano, non si fa menzione, o quasi; non si seguono nè si discutono nelle loro linee i sistemi; non si ha la pretesa di disegnare con compiutezza gerarchie di idee e genealogie di dottrine. Si parla invece con una certa larghezza anche di scrittori considerati comunemente al margine della filosofia in senso tecnico; ci si indugia spesso a fissare il carattere del costume di uomini e di gruppi, nel ricordo di come vennero legandosi alle vicende del paese. Per questo, più che alle opere conchiuse nella loro definitiva compostezza, si è guardato alle riviste e ai giornali, in cui le dottrine si affacciarono dapprima, o in cui discesero poi a combattere in una polemica o a volgarizzarsi in una propaganda.

In altri termini uomini e dottrine sono qui considerati come espressioni di un tempo e, insieme, come forze che in un tempo agirono; non spiriti disincarnati, ma persone reali, che presero posizione in terra anche quando dichiararono l’inconcludenza sublime e l’oltremondanità del pensiero.

In anni difficili, in una situazione non chiara, quando le allusioni e i sottintesi erano più frequenti delle parole sincere, chi s’è trovato a nascere intorno ai tempi della guerra libica, e nel ‘22 era un ragazzo, molte cose ha dovuto indovinare, e altre faticosamente ricostruire. Certe esperienze gli furono o precluse, o deformate; il modo stesso di avvicinarsi a certi autori, il tono di certi dialoghi, il sapore di certe parole e di certe allusioni, si legarono a una situazione eccezionale. Gli uomini che nel ‘22 erano già culturalmente formati, o quelli che nacquero allora - e non si parla di quanti andarono altrove - hanno avuto in quel tempo tutt'altro senso; e la loro cultura ha timbro diverso. Per prendere una figura che ha accompagnato per tre generazioni gli italiani, Benedetto Croce senza alcun dubbio ha parlato ben diversamente a chi l’ha ascoltato prima del ‘20, fra il ‘25 e il ‘40, o dopo il ‘43.

Eugenio Garin - Avvertenza all’edizione del 1950 di Cronache di filosofia italiana 1900 - 1960


venerdì 14 marzo 2025

Cancello indiano

Una strada di una piccola città sull’altopiano deserto della California nord-orientale. Aria limpida, cielo azzurro, odore di salvia, odore di legno di ginepro che arde.

Per tutto il pomeriggio procedemmo fra le artemisie. Un profumo forte e pungente. Conigli selvatici. Ogni tanto un folto di ginepri, corteccia ruvida, rami nodosi. Una vallata vasta, vasta quasi come un mare. Le montagne appena segnate. Canyon con pareti a picco e cigli rocciosi e scabri. 

A scosse, a sbalzi, il tiro di due cavalli, un baio e un roano, avanza lentamente, solleva la polvere. Ecco un altro coniglio. Il pomeriggio volge al tramonto.

La strada gira intorno a una collina. Un recinto sconnesso. Apri il cancello e quasi crolla tutto. “Cancello indiano” ridacchia Jack. Un altro giro intorno alla collina nel crepuscolo che avanza, ed ecco la capanna. Grossa e grassa Lena viene alla porta. Mi vede. Sorride: “Salve Doc”, proprio come se avesse saputo che dovevo arrivare, o come se me fossi andato la settimana prima. Così era Lena, accettava sempre la vita in questo modo, come veniva.

Jaime de Angulo - Indiani in tuta


giovedì 13 marzo 2025

Sei il sesso che hai?

Dal 6 gennaio 2021 le persone registrate all'anagrafe islandese possono chiedere di essere associate a un genere neutro, o per la precisione all'espressione “Kynseghin/annao”, che significa “non binario/altro“. L'Islanda è diventata così uno dei pochi paesi del mondo in cui le istituzioni riconoscono che l'identità di genere di una persona possa non essere né femminile né maschile.

… il “sesso” non è l'unico aspetto con cui si può descrivere l'identità sessuale di una persona. Un tempo le si associavano qualità attinenti al comportamento e non solo alla forma del corpo, poi dagli anni Cinquanta e Sessanta la ricerca psichiatrica, sociologica e antropologica ha introdotto il concetto di “genere” per distinguere i due aspetti.

Il “genere” ha una dimensione sia psicologica che culturale. Ha a che fare con il sentimento di appartenenza e con l'identificazione con i modelli sociali di femminilità, mascolinità o androginia. Si usa l'espressione “identità di genere” per riferirsi alla percezione che ciascuno ha di sé in quanto donna, uomo o altro. Si parla invece di “ruolo di genere” quando si vuole fare riferimento alle convenzioni sociali legate ai diversi generi, come ad esempio gli abiti e l'uso dei cosmetici. “Genere anagrafico”, come è facile intuire, indica invece i marcatori  F e M (e X, per i paesi come l'Islanda) nei registri anagrafici e sui documenti ufficiali di una persona. 

Questioni di un certo genere. Le identità sessuali, i diritti, le parole da usare: una guida per saperne di più e parlarne meglio.  Iperborea - Il Post Cose Spiegate bene


mercoledì 12 marzo 2025

Meraviglia, fatica, solitudine e noia

Hamlin Garland è entrato nella storia della letteratura con le sue epopee ambientate nelle praterie del West. Insieme a Jack London, Stephen Crane e Frank Norris, Garland (1860-1940) è considerato l’inventore del naturalismo americano...

I Racconti dal Dakota. sono una raccolta di sei storie che hanno al centro le vicende dei pionieri nel Midwest nei decenni successivi alla Guerra civile.

I Racconti nacquero dopo un viaggio che Garland fece nel 1887 nelle terre della sua infanzia, «quando andai a visitare la mia vecchia casa in Iowa, la fattoria di mio padre in Dakota e la mia terra natia, nel Wisconsin».

Il libro si apre con Moccasin Ranch. Qui il West è al tempo stesso la terra con «una vastità e uno splendore che esaltava i pellegrini in un modo che nessuna parola è in grado di descrivere» e il luogo i cui inverni rigidi e desolanti stremavano i nuovi abitanti. È la terra dove le mogli dei contadini, «piccole e forti», dovevano sopportare fatica, solitudine e noia, insieme alla frustrazione di un ruolo secondario imposto dagli uomini.

Il primo racconto, ambientato nel 1883, è il terreno su cui sorgono i cinque successivi. È la storia dei coniugi Burke, dapprima desiderosi e inquieti di cominciare una nuova vita lontano dalla città, via via sempre più disillusi da quelle terre selvagge e affascinanti. Il viaggio dei contadini verso Ovest, che nel 1939 sarebbe diventato il tema del capolavoro di Steinbeck, Furore, si rivelava già un amaro fallimento.

L’analisi delle figure femminili, insieme alle descrizioni paesaggistiche, sono tra i temi più cari a Garland. Nel racconto Una bella giornata, la gita fuori porta dei coniugi Markham è per la moglie un’occasione imperdibile di evasione dalla quotidianità. Garland descrive con insolita tenerezza per la sua prosa il modo in cui la donna implora il marito Sam di portarla con lui in quel breve viaggio d’affari in paese, per poi registrare più avanti la sua sensazione di subalternità quando si renderà conto di quanto siano indipendenti le donne che vivono lontane dalla prateria.

Nei Racconti dal Dakota emerge la costante ricerca di un riscatto da una condizione di sofferenza, sempre sullo sfondo della corsa all’Ovest. Hamlin Garland offre ai suoi lettori uno spaccato prezioso degli Stati Uniti della seconda metà dell’Ottocento, dove protagoniste sono l’umiltà e l’abnegazione della popolazione del Midwest, il grande motore del futuro progresso americano.

Marco Bruna - Corriere della Sera, 10 luglio 2019